(Belluno - Sacile, 65 km)
Si riparte dalla stazione di Belluno, non prima di aver visitato la città. Il centro storico dista poche centinaia di metri ed in poco tempo è possibile visitare il caratteristico Duomo (anche Cattedrale) di origine quattrocentesca ma con rifacimenti successivi, dedicato a San Martino con all’interno opere pittoriche di esponenti veneziani. Il campanile in stile barocco è stato realizzato solo partire dal 1732. Nella stessa piazza si affacciano importanti edifici il più importante dei quali è sicuramente il Palazzo dei Rettori, in stile gotico-rinascimentale che ospita la Prefettura. Se si dispone di più tempo meritano una visita il Museo Civico Palazzo Fulcis e il Museo Archeologico ospitate nella sale di palazzo dei Giuristi. Tomando alla stazione ferroviaria si imbocca verso est via Volontari della Libertà per poi attraversare a destra su comoda ciclopedonale il Parco dell’Artigliere da Montagna e proseguire verso sinistra, una volta usciti dal parco, lungo via De Min. La strada che nel primo tratto costeggia la ferrovia conduce velocemente all’imbocco del Ponte degli Alpini il cui transito in bici può creare qualche disagio. La segnaletica non è impeccabile ma è possibile imboccare il marciapiede protetto, anche ciclabile, sul lato di marcia, attraversare la trafficata statale alla fine del ponte su passaggio pedonale semaforizzato, proseguire su ampia ciclabile svoltando poi a sinistra per via Doglioni (km 1). Si prosegue sempre su ciclabile lato strada e si segue via Doglioni anche quando questa piega decisamente a destra facendo attenzione alla successiva rotatoria perché manca l’infrastruttura ciclabile. Si prosegue dritti per via Barozzi ritrovando la ciclabile sul lato opposto al senso di marcia e la si segue fino a quando la rotabile piega a destra, in quel punto una bella ciclopedonale fuori traffico crea un utile bypass della strada, cosa che si ripete anche all’incrocio successiva con la ciclabile che prosegue in sede propria con andamento rettilineo. Al km 1,8 all’incrocio con via Burattini l’itinerario prosegue ancora su via Barozzi, questa volta su corsia ciclabile, per raggiungere la frazione di Cusighe. Al successivo incrocio si gira prima a sinistra per via Cusighe e poi a destra per via Di Foro per proseguire fino alla rotatoria con via Mameli/Sala (km 2,6) e imboccare ancora via Cusighe, questa volta in direzione est. Si prosegue sulla rotabile che nei giorni feriali, e in alcune fasce orarie, può presentare qualche problema di traffico a causa degli automobilisti che vogliono evitare la statale che si trova parallela poco distante, ma si parla sempre di un traffico abbastanza lento. Dopo via Cusighe la strada assume poi la denominazione delle frazioni attraversate: Sargnano, Fiammoi e Safforze; all’altezza di Villa Fulcis Montalban (km 5,3), splendido edificio seicentesco in mediocre stato di conservazione, si svolta a sinistra su stradina sterrata, si sottopassa la ferrovia svoltando poi a destra su ciclabile in fregio alla stessa ferrovia. Al riapparire dell’asfalto si scorge sulla sinistra, su una piccola altura, la chiesetta di Santa Lucia, documentata già a partire dal 1362. Dopo un breve tratto promiscuo, ma con traffico insignificante, si imbocca una bella ciclabile che in poco più di 1 km conduce alla frazione di Nuova Erto, in comune di Ponte nelle Alpi, il cui nucleo abitativo è sorto per dare alloggio agli sfollati di Erto e Casso a seguito del disastro del Vajont del 1963. Usciti dalla ciclabile si svolta a sinistra e all’incrocio successivo si prosegue dritti per prendere poi la rotabile sulla destra proseguendo a mezzo costa seguendo le curve di livello. Per chi invece volesse recarsi alla vicina stazione di Ponte Nella Alpi è consigliato utilizzare la strada bassa imboccandola a destra al secondo incrocio dopo la fine della ciclabile; proseguendo su via Nuova Erto alta si scorgono, di tanto in tanto, i segnali dedicati all’itinerario ciclabili I4 della Regione Veneto, è il caso di seguirli. Si prosegue sulla rotabile principale svoltando a sinistra all’altezza della chiesa della Madonna di Vedoia (km 7,9) edificio databile intorno al 1730 e dedicato alla Madonna Addolorata, al suo interno una pala di Cesare Vecellio, parente del più noto Tiziano. All’incrocio con via Sant’Antonio si tiene la sinistra proseguendo sulla strettissima via Giulio Cesare e all’intersezione con strada Romana si devia a destra per via Sant’Andrea, si supera un primo incrocio senza deviazioni e al successivo si svolta a sinistra per via Cadore, strada che seguiamo fino al km 9,2 per poi svoltare ancora a destra, superare tramite cavalcavia la linea ferroviaria per Calalzo e planare sulla trafficatissima statale 51. I successivi 200 metri rappresentano il tratto più critico dell’intero percorso e i recenti interventi non hanno migliorato la situazione. Quindi prendiamo a destra e proseguiamo (anche su marciapiede se dovesse servire) fino all’attraversamento semaforizzato della strada (km 9,8) per prendere, una volta attraversato, la ciclopedonale Pontealpina, lungo viale Cadore. La ciclabile lunga poco più di 2 km “taglia” completamente i flussi di traffico della zona e giunge in assoluta tranquillità oltre l’autostrada A27 verso l’innesto con la ciclabile proveniente da Soverzene. Al termine della ciclabile si svolta a destra e al primo incrocio si prende a sinistra la SP 4 che in breve tempo, superato il ponte sul canale Cellina, incrocia la ciclabile che conduce al lago di Santa Croce in località Paiane (km 12,3). Si imbocca la ciclabile sulla destra seguendo la segnaletica regionale I4 e si prosegue lungo il canale per 6 km precisi prima di giungere a Bastia, frazione del comune di Alpago, ormai in vista del lago. All’uscita su via Grava si svolta a sinistra, poi a destra su via del Mulino e attraversata la provinciale 422 si prosegue dritti su stradina a basso traffico, stradina che dopo poco si trasforma in ampio sentiero ciclopedonale all’interno di una vera e propria oasi naturalistica. Il superamento del ponte sospeso sul torrente Tesa ci indica che le sponde del lago di Santa Croce sono ormai a pochi passi (km 21). Lo specchio d’acqua, secondo in regione per estensione, è di origine naturale risalente all’era glaciale e si è formato a seguito di una frana che ha chiuso la Val Lapisina bloccando la discesa del fiume Piave verso Vittorio Veneto. L’itinerario in bici prosegue lungo la sponda est e, a seconda della stagione, si può percorrere o il sentiero ciclopedonale a pelo d’acqua (frequentatissimo nella bella stagione da persone a piedi) oppure la strada provinciale 423 in uscita da Farra d’Alpago, in ogni caso le due percorrenze si incontrano a Poiatte (km 23,1) e si potrà proseguire verso sud, con una certa attenzione, solo percorrendo la provinciale, strada che innesta sulla statale poco prima della Sella di Fadalto, valico a quota 488 metri, confine naturale tra le provincie di Belluno e Treviso e punto più alto dell’intera tappa (km 27,1). Per chi avesse necessità di raggiungere la stazione ferroviaria di Santa Croce del Lago è possibile deviare verso destra all’innesto con la statale e pedalare per non più di 2 km. Riprendendo invece il cammino verso valle è necessario già dalla Sella prestare la massima attenzione non solo per il possibile traffico, anche di moto di grossa cilindrata, ma anche e soprattutto per la lunga discesa verso Vittorio Veneto (circa 13 km). Per il primo chilometro e mezzo non c’è alternativa alla statale ma già km 28,7 l’itinerario piega a destra su via Fadalto Basso perdendo quota rapidamente fino a raggiungere le sponde del lago Morto al km 31,3. Si prosegue sul lungo lago su un bel sentiero non asfaltato raggiungendo il punto meridionale dello specchio d’acqua e proseguendo oltre su via della ferrovia che transita sul retro della vecchia stazione ferroviaria di Nove, ora non più attiva. Al km 33,8 si rientra nuovamente sulla statale e si prosegue sulla stessa per circa 2 km dove, all’altezza del lago Restello, si gira a destra puntando verso il lago, superato il quale si prosegue su via delle Sorgenti fino al rientro in statale al km 37,2. Un chilometro più avanti si devia ancora una volta verso destra percorrendo via del Gambero e al successivo incrocio si prosegue in mano sinistra su via Madonna di Lourdes, infine al km 39 si svolta ancora a sinistra per planare poco dopo nuovamente sulla SS51 che a questa altezza presenta dei volumi di traffico più contenuti visto la presenza del vicino traforo di S. Augusta. Un breve rettilineo ci accompagna verso l’antico cammino di ingresso al centro storico di Serravalle (km 40), nucleo medievale della città di Vittorio Veneto. Si impegna pertanto sulla destra via Caprera, poi via Mazzini ma, a causa di un senso unico opposto, è preferibile tornare per un attimo sulla strada principale utilizzando via Gherardo da Camino e proseguire verso Piazza Flaminio, cuore medievale della città. Serravalle, un tempo comune autonomo, è uno scrigno di tesori: dal Duomo di Santa Maria Nova con la pala del Tiziano alla chiesa trecentesca dedicata a San Giovanni Battista; dal Palazzo della Comunità, antica sede del governo cittadino, alla Torre dell’Orologio, e tantissimi altri edifici sia religiosi che civili. L’itinerario continua nel centro storico ma all’altezza della piazza Foro Boario piega a sinistra per raggiungere l’argine destro del fiume Meschio, argine che ospita un bel percorso ciclabile che circonda il centro città, attenzione però ai sensi unici che in alcuni casi impongono delle deviazioni lontane dal fiume.
La ciclabile vera e propria continua lasciando Vittorio Veneto e termina in via Margogne (km 46,3) a San Giacomo di Veglia, in quel punto è necessario svoltare a destra e imboccare poi sulla sinistra via dei Troi e ancora sulla sinistra via Mezzavilla, e successivamente via delle Filande, sempre in vista del Meschio, fiume che attraverseremo al km 47,3 per poi allontanarci definitamente dalla città. Dopo il ponte si prosegue su via Prà del Meschio e poi a destra si via del Ponte fino all’intersezione con via Cal Alta al km 48,1, strada che imbocchiamo sulla destra in direzione sud-est e che percorriamo per circa 1 km prima di svoltare a sinistra per via Prà D’Argent, all’incrocio con via Livel si prosegue dritti su via Roma raggiungendo in breve il paese di Cappella Maggiore e la sua bella piazza. L’edifico più significativo del comune, a 500 metri dal centro, è senza dubbio la chiesa della Santissima Trinità, un tempo Capella Campestris, da cui il nome del paese. Già nominata all’inizio del 1300, ma il nucleo più antico sembra di origine longobarda presenta al suo interno interessanti affreschi databili dal XIV al XVI secolo, i più recenti opera di Antonio Zago, pittore bergamasco attivo dal 1480 al 1507. L’itinerario in bici supera il paese e alla prima rotatoria svolta a sinistra lungo via Brescacin in direzione Sarmede, paese noto per la Mostra Internazionale dell’Illustrazione per l’Infanzia, mostra che viene proposta fin dal 1983 grazie all’intuizione di Stepan Zavrel, pittore ed illustratore cecoslovacco che ivi risiedeva. Suggestivi alcuni murales che impreziosiscono alcune abitazioni Si esce dal paese percorrendo via Mazzini e successivamente via dei Vendramin per girare poi a sinistra, al km 53,2 su via Palù, strada che seguiamo con questa denominazione per circa 1 km per poi proseguire su via Borgo Palù in un ambiente collinare di indubbio fascino tra ampi filari di ottima uva da prosecco. All’incrocio con la provinciale 151 (km 55,5) si svolta a destra e dopo soli 200 metri a sinistra per via Cantore, sullo sfondo la l’abitato di Villa di Villa, frazione del comune di Cordignano, ultimo centro abitato della regione del Veneto, prima di “sbarcare” in Friuli Venezia Giulia, confine regionale che troviamo poco più avanti quando via Cantore lascia il posto, sulla destra, a via S.Paolo, strada che però abbandoniamo quasi subito a favore di via Borgo Fontana che troviamo sulla sinistra. Al successivo incrocio teniamo la destra su via D. Chiaradia che diventa poi via del Carmine ed infine IV Novembre, strada che lambisce l’abitato di Stevenà, frazione del comune di Caneva. Nel centro del paese il parco di Villa Frova rappresenta una bella opportunità che chi ristorarsi un momentino. Interessante anche il centro poli culturale della villa, aperta al pubblico dal 2012 dopo un sapiente restauro a cura dell’amministrazione comunale. Da Stevenà si raggiunge velocemente il capoluogo percorrendo in sequenza via 1° maggio, via Trento e poi a destra su via E. Chiaradia. Originale la facciata della chiesa dedicata all’apostolo Tommaso, la cui parte inferiore risulta costruita con materiale di recupero del cinquecentesco teatro dei Conti Mocenigo a Cordignano. Al suo interno un interessante trittico della prima metà del cinquecento opera di Francesco da Milano. Dalla piazza Martiri Garibaldini si prosegue su via Roma-SP29, poi via Pradego, fino all’intersezione con via Canevon (km 60,2) strada che percorriamo senza soluzione di continuità fino a via Ronche (km 62,8) per poi svoltare a destra utilizzando la ciclabile lato strada, prima separata dal traffico, poi corsia, ciclabile che però sparisce in prossimità di una grande rotatoria, alle porte di Sacile. Attraversata la rotatoria dritto per dritto proseguiamo per via Ruffo e poi a sinistra per via Venticinque Aprile e poi a destra per via G. Lacchin, a causa dei numerosi sensi unici (senza eccetto bici) non riusciamo ad accedere subito al centro storico ma siamo costretti ad un lungo periplo, al km 64,7 svoltiamo pertanto a sinistra per via Ponte Lacchin (andando dritti si arriverebbe velocemente alla stazione ferroviaria) e superato il Livenza proseguiamo senza deviazioni fino all’intersezione con via Balliana. Svoltiamo ora a sinistra e proseguiamo in direzione nord anche quando la strada cambia in via Mazzini, al km 65,6 atterriamo in Piazza del Popolo, cuore pulsante della città di Sacile.